“Smiling from up high, you don’t know that much of how I feel”.
Hi Malone! - About Wayne
Jac. *muore*
——————— “non ti preoccupare. tempo tre giorni e sono di nuovo qui. tranquilla.”
sono state queste le ultime parole che ho detto a mia madre, cinque giorni fa. l’ultima volta in cui l’ho vista. non volevo farla stare in pensiero, anche se sapeva benissimo che non sarei tornata nel…
spingono tutti e mi ritrovo addosso ad una transenna, una canottiera e poco più. mi ritrovo aggrappata ad un palco con tutte le mie forze, e penso. non vorrei farlo, per un’ora vorrei staccare, ma penso anche adesso. sdraiata su una transenna di un locale con il nulla intorno. ci stanno…
Paintings by artist Tobias Tovera: the strokes of vibrant color evoke a sense of energy and the layers of pigment undulate across the panels in these complex scenes. Some of his pieces are reminiscent of distant nature landscapes.
Sei per me livido amniotico. on We Heart It. http://weheartit.com/entry/27604994
in certi giorni mi guardo allo specchio e mi vedo bella. non capita sempre, non capita molto spesso, ma a volte succede. alcune volte mi guardo e mi vedo davvero, vedo esattamente quello che vorrei vedere. mi brillano gli occhi, a volte. sono neri, eppure brillano. non so nemmeno io il…
stazione centrale. ore 09.30. il suo treno partiva alle 10.00.
dovevo decidere se incontrarlo o meno. dovevo decidere se fare la figura della stalker o meno.‘sticazzi, amal, mercoledì non l’hai visto. è la tua occasione.’
appena compare il numero del binario sul tabellone, ci dirigiamo verso…
I am holding on to someone I can’t hold no more.
Siamo isole che non si comprendono, su cui un mare arrabbiato si sfoga. Siamo isole, vicine ma incredibilmente distanti.
Ci penso, considero questa quasi tangenza che però ci respinge agli estremi di un ideale spazio che dovrei poter chiamare casa. E mentre ascolto questo vento che sa già di maggio, ancora tiepido nonostante il cielo stia scurendo già il suo volto, mi ritrovo fragile come non mai, debole e fugace come l’alone sul vetro che un respiro lascia dietro di sé.
Ci sono stati momenti di sole, momenti di belle parole che ti iniettano coraggio vermiglio nelle vene. Ci sono stati, e ci ho creduto, ci ho creduto fino in fondo in quei momenti. Ma dopo pochi passi, poche impronte di sicurezza impresse sui metri che percorro, è tutto finito. Si è tutto dissolto nelle note finali di un carillon che ha esaurito la carica. Ho paura, ho una tremenda paura.
Convivo con due punti di riferimento che non rispettano il loro ruolo, che si tirano frecce velenose di continuo, e a me appaiono soltanto come due punti interrogativi su cui non posso contare, impazziti, che vanno ciechi correndo su una scacchiera su cui non sanno più muoversi. Io li guardo e li perdo, divento inesorabilmente sempre più isola. Osservo le persone, mi soffermo su quelle che più mi ricordano la definizione di famiglia e tutto quello che il mio cervello riesce ad elaborare è solo un grande perché.
Mi chiedo se la mia voglia di andarmene sia proporzionale alla mia voglia di avere radici o solo una semplice reazione alla delusione di fronte ad un terreno che è rimasto aridamente indifferente alle mie richieste.
Me lo chiedo mentre le mie orecchie ricevono le risate degli altri, filtrate attraverso muri adiacenti ai miei, attraverso finestre aperte in una mattinata calda. Come sabbia le lascio scivolare tra le mani sempre pronte della mia mente, le accolgo come il suono delle onde. Mi calmo, mi distendo, ma al tempo stesso mi sento piccola di fronte a questo mare di situazioni che non mi appartiene. Situazioni così normali, così semplici, che ti scavano dentro mostrandoti tutto il vuoto della loro assenza.
Il coraggio se n’è andato. È rimasto sempre rosso, ma se ne va, se ne va da me, se ne va attraverso queste ferite che emergono dal pallore lunare della mia pelle, coperte con la mia felpa preferita.
Questo dolore parassita è così freddo. Beve dalla mia anima senza pietà, senza chiedere, come un neonato che fa tacere il pianto una volta ottenuto il latte. Beve dal seno delle mie speranze e mi lascia qui, sola, a fissare le ombre dei miei sbagli che si allungano insieme a quelle degli alberi.
Non so combattere contro quei due punti interrogativi con gli occhi bendati dall’odio. Ho urlato, ma non mi hanno ascoltata. Ho pianto, senza smuovere nulla. E magari non sarà neanche giusto smettere di remare, ma io sono stanca. Mi importa così tanto di tutto che preferirei che tutto non ci fosse. Preferirei non esserci anch’io.
‘È difficile navigare in una mente caotica’. E io non sono forte. E io non posso combattere gli altri se prima ancora combatto me stessa. È che non sopporto il dopo, non sopporto l’emicrania martellante da digiuno, mi dico. È per quello, mi ripeto. Ma la verità è che fallisco anche in questo. La verità è che io non so nemmeno come ci sono arrivata a questo mio ‘adesso’. Un tempo andava bene: i punti interrogativi avevano dei visi amichevoli e io non sapevo cosa significasse voler scomparire e perdersi come fa il fumo.
Non è possibile che qualcuno mi ami finché non lo farò io. Non è possibile. Sono un’isola, l’ho detto. E probabilmente continuerò ancora nel mio tentativo di lasciarmi scivolare via. Solo fino a quando il mio riflesso mi sarà un minimo tollerabile, non oltre, promesso. Perché alla fine lo sa anche questo coraggio rosso che se ne va via dalle mie braccia, lo sa anche questo dolore freddo così pungente e ingombrante, che io, in fondo, voglio vivere.
I’m just one of those ghosts, travelling endlessly